Articolo di Paolo Castagno.

Sabato 24 gennaio, si ripeterà la visita al Corridoio affrescato della Casa Parrocchiale di Carignano, cui seguirà una degustazione di biscotti molto diffusi nella pasticcerie e nelle caffetterie dell’800 torinese (e quindi anche carignanesi), gli assabesi e i garibaldini.

Il ritrovo è in Piazza Liberazione alle ore 15,30, per poter poi ammirare gli affreschi neoclassici del Corridoio, bell’esempio di arte di committenza religiosa (forse il prevosto Giacomo Sodo negli Anni Trenta dell’Ottocento), ma con soggetti profani: Orfeo che ammaestra le belve con la lira, le tre Grazie, la pantera simbolo di Dioniso, animali fantastici … Per la presenza di barriere architettoniche, purtroppo il percorso non è accessibile ai disabili in carrozzina.

Il Corridoio della Casa Parrocchiale; Carignano
(foto ph. Paolo Castagno)

Alle 16,30, presso la Caffetteria della piazzetta, in Piazza Liberazione, sarà possibile degustare una calda cioccolata o il the, accompagnati dai biscotti assabesi, legati alla grande Esposizione torinese del 1884, e i garibaldini, creati da un pasticcere inglese in onore di Giuseppe Garibaldi, il famoso “Eroe dei due Mondi”, uno dei grandi protagonisti del Risorgimento italiano che portò, nel 1861, alla nascita del Regno d’Italia.

E’ obbligatorio prenotare al n. 3381452945 oppure inviando una mail a carignanoturismo@gmail.com, lasciando un recapito telefonico e le proprie generalità. Il costo della degustazione varia dai 6 € (the e biscotti) agli 8 € (cioccolata e biscotti). Chi volesse dare un aiuto ai Volontari dei Bani Culturali dell’Associazione “Progetto Cultura e Turismo OdV” può fare una offerta in piena liberalità. Le prenotazioni si chiudono il 20 gennaio.

Chi si ricorda degli assabesi? Un nome che dice poco a molti, ma che sa di esotico. Ed effettivamente è un dolce dimenticato, che risale al 1884. L’Expo Universale del 2015, svoltosi a Milano, è stato un modo come un altro di promuovere le eccellenze di un Paese, muovendo capitali non sempre in modo lecito. Ma la cosa non è certo nuova, soprattutto all’Italia, dove addirittura si condannava all’ignominia chi era riuscito a realizzare, tra fine ‘800 e inizio ‘900, molte Esposizioni senza sprecare nulla, anzi con attivi impressionanti, ma forse con il cruccio di non esser riusciti a corrompere nessuno. Lasciamo da parte queste divagazioni e torniamo ai nostri assabesi, che son parenti stretti di altre delizie che videro la luce a Torino, sulle rive del Po, nel 1884, in occasione dell’Esposizione Generale Italiana. L’esistenza dei biscotti è attestata dalla pubblicità sui giornali nei primi mesi del 1885, qualche mese dopo la chiusura della Esposizione, che diede prestigiosi riconoscimenti al krumiro di Casale. I biscotti assabesi nacquero per ricordare gli ospiti africani, provenienti dal porto di Assab in Eritrea, che furono una delle maggiori attrazioni a Torino. Fu ricostruito un vero e proprio villaggio sulle rive del Po, con tanto di capanne e recinto, dove uomini, donne e bambini svolgevano le loro attività quotidiana sotto l’occhio attento degli uomini bianchi, che apprezzarono le mammelle bene in vista, e delle donne torinesi, che ebbero parole di lode per le doti fisiche dei maschi assabesi.

L’esposizione etnica ha radici lontane; in un’epoca senza televisione, internet, smartphone, l’esporre oggetti o addirittura abitanti di Paesi lontani, aveva un grande effetto didattico ed educativo, oltre a mettere paletti chiari tra la cultura tribale degli abitanti delle colonie e quella (presunta) colta degli europei.
L’esposizione torinese aveva anche il compito di celebrare la politica umbertina di conquista delle colonie:  nel marzo 1882, il Governo italiano aveva acquistato dalla Società Rubattino il villaggio e il porto di Assab in Eritrea, che l’armatore Giuseppe Sapeto aveva comprato dai capi di una tribù dancala nel 1869, complice sicuramente il re Vittorio Emanuele II, per realizzare una base di rifornimento e assistenza ai traffici italiani in Oriente. Forse Sapeto ottenne il denaro dal governo italiano di nascosto. La società Rubattino si era poi espansa ad alcune isolette e a nuovi territori, tutti regolarmente acquistati. Ma l’affare non era stato indolore: nel 1879 gli Egiziani, per protesta, avevano occupato la zona ed era intervenuta una nave da guerra italiana. Gli inglesi, inizialmente ostili, si dimostrarono poi favorevoli ad una espansione italiana nel Mar Rosso, per contrastare la Francia: che dal canto suo minacciò di occupare la Tunisia, cosa che poi fece nel 1881 e che determinò la decisione del Regno d’Italia di entrare nell’Alleanza con il Reich tedesco e con l’odiato nemico, l’Impero Austroungarico. 
A Torino, tre uomini, una donna e due bambini di etnia afar e di religione musulmana sostarono per lunghi mesi in un villaggio appositamente realizzato vicino al Borgo Medioevale del Valentino. Furono presentati come principi di sangue reale, ma pare che in realtà fossero dei poveracci. Ci furono tentativi di palpeggiamenti, che generarono reazioni rabbiose nei maschi, mentre molti Torinesi offrivano dolciumi, soldini e sigarette, quasi fossero personaggi di uno zoo umano. I sei afar lasciarono anche una lunga scia di polemiche, perché una delle donne tornò in Africa in evidente stato di gravidanza: e vi fu chi ipotizzò un gemellaggio italo-africano persin troppo stretto. Qualche giornalista e uomo politico si azzardò a ritenere gli ospiti nient’altro che degli “oran-outang”. Ma nel complesso non ci furono problemi di ordine pubblico. Qualche anno dopo, nella battaglia di Adua del 1 marzo 1896, forse i soldati italiani si ritrovarono contro qualche parente di quelle persone ospitate a Torino. La Storia, si sa, passa anche attraverso la buona tavola. A Torino, l’Esposizione lasciò in eredità la torta assabese, prodotta ancor oggi con ricetta segreta dalla pasticceria Pfatish, che fu aperta a Torino nel 1915 dal maestro pasticcere di origine alsaziana Gustavo Pfatisch, nato nel 1887 a Fossano; le liquirizie assabesi o Teste di Moro della Ditta Amarelli; e i biscotti assabesi.

E i biscotti Garibaldini?

Quando re Carlo III d’Inghilterra, il 9 aprile 2025 ha fatto il suo discorso al Parlamento italiano ha incuriosito tutti menzionando i biscotti Garibaldi, un tributo vittoriano all’italiano Giuseppe Garibaldi, popolarissimi in Gran Bretagna, ma, paradossalmente, quasi sconosciuti qui da noi. Quando la «Garibaldi-mania» contagiò l’Inghilterra – ha ricordato il sovrano – il nome dell’«Eroe dei Due Mondi», con la sua impresa dei Mille, non divenne solo simbolo di libertà e lotta, ma anche fonte di ispirazione per i pasticceri.

Nel 1861, Jonathan Carr, fondatore dell’azienda Peek Freans di Londra, creò dei biscotti rettangolari, con un ripieno di uvetta (ma si può usare anche altra frutta passita, come mirtilli o ribes neri) e una base di pasta frolla. Questi biscotti ebbero un successo immediato, tanto da diventare un classico per accompagnare il the pomeridiano in Inghilterra. I Garibaldi biscuits sono anche conosciuti con un altro nome curioso: «squashed fly biscuits», ossia «biscotti delle mosche schiacciate», per via dell’aspetto dell’uvetta sulla superficie oppure « Flies’ graveyard », cioè « cimitero delle mosche ».

Biscotti garibaldini
Biscotti assabesi

Per l’organizzazione dell’evento, ringrazio Don Mario Fassino, parroco di Carignano; e Luisella Carena, della Caffetteria della Piazzetta di Carignano.


Un evento all’insegna dell’Ottocento a Carignano …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *