Dall’archivio fotografico degli architetti Guglielmo e Mario Lange (conservato presso il Ministero della Cultura) sono emerse due interessanti immagini della chiesa San Remigio di Carignano. La prima raffigura l’edificio sacro ancora in buone condizioni, quindi predentemente alla nevicata del 1927-28, che sfondò il tetto (risistemato sicuramente negli anni seguenti, perchè ancora nel 1975 nella chiesa fu celebrata una messa a cura del cappellano dell’Opedale Civile!). La seconda, sicuramente coeva, è l’immagine più interessante, perchè ci consente di ammirare l’altare maggiore, oggi scomparso, della chiesa.

L’altare maggiore – in stile barocco – potrebbe essere stato riportato dalla vetusta chiesa rinnovata verso la fine del XVII secolo. Nel 1670 il visitatore Enrielli trovò a buon punto la costruzione di una nuova cappella. Promotore dell’iniziativa era il sacerdote carignanese Antonio Pistonato, che negli anni 1633-34 raccolse 5700 lire; negli archivi parrocchiali si conserva la  nota di legati et ellemosine ricevute per la fabbrica di S. Remigio per me prete Pistonato di Carignano. Nel 1699 il prevosto don Ottavio Revelli ottenne dalle autorità ecclesiastiche di Torino le necessarie licenze per permettere il funzionamento della cappella, le cui dimensioni, descritte dal visitatore Enrielli, non si discostavano molto dalle attuali. Era utilizzata in particolare come cappella funeraria, e quindi anche per i suffragi: questa situazione fece protestare i confratelli della Misericordia, perché veniva loro sottratta una delle attività principali, fonte anche economica. Il vicario Generale Carroccio non tenne conto delle proteste, anzi autorizzò (1699) a celebrare nella nuova cappella le solenni Quarantore durante l’ottavario dei defunti, negli ultimi giorni di ottobre, a condizione che non mancassero mai gli adoratori e che al termine del terzo giorno il SS. Sacramento venisse riportato in parrocchia con molta solennità. Queste celebrazioni si svolsero sicuramente sino al 1823 e forse anche dopo. Nella cappella si teneva anche il catechismo da San Giovanni fino ai Santi.

L’altare maggiore nella foto pare di raffinata fattura, non sappiamo se di marmo o marmorino (stucco misto a polvere di marmo). Potrebbe risalire al tardo Seicento, quando l’edificio fu oggetto di importati lavori. La pala d’altare (“San Remigio vescovo intercede per le Anime del Purgatorio”) oggi è custodita nei Depositi del Comune e versa in pessime condizioni, a causa di perdita di materia pittorica e lacerazioni in più punti. Il dipinto ha forti richiami con la pala d’altare proveniente dalla Chiesa S. Siro vescovo di Virle Piemonte e oggi conservata nella Chiesa S. Bernardino della mededsima località, opera del Trono. Sicuramente un attento restauro potrebbe restituire piena leggibilità a una interessante testimonianza d’arte barocca.

Cartegloria, lampada votiva, candelabri e lampadari sono scomparsi, sicuramente oggetto di furti (qualcuno di questi manufatti potrebbe però essere sopravvissuto e trasferito ad altre chiese carignanesi quando l’edificio sacro non fu più agibile; nel 1977 vi fu il collo di varie parti, come testimoniarono oralmente il Dr. demichelis e altri operatori del vicino Ospedale). Nell’attuale duomo si conserva invece la statua processionale e devozionale del Santo Vescovo, che nella foto è posata a sinistra dell’altare maggiore. Potrebbe essere stata disegnata dall’architetto Giuseppe Gallo all’inizio del Novecento, perchè è molto simile, nella sua plastica staticità, alla statua che raffigura San Siro vescovo nella omonima chiesa parrocchiale di Virle Piemonte.

San Remigio vescovo, pala d’altare dell’omonima chiesa (particolare)
La Vergine Maria appare a San Remigio (part.); pala d’altare della Chiesa S. Remigio vescovo; Carignano
Angeli (part.); pala d’altare dalla chiesa S. Remigio vescovo; Carignano
Anime purganti (part.); pala d’altare dalla chiesa San Remigio vescovo; Carignano
San Remigio vescovo (part.); pala d’altare dell’omonima chiesa di Carignano
San Remigio intercede per le Anime purganti. Pala d’altare dalla Chiesa S. Remigio vescovo, di Carignano.
Giuseppe Gallo (?), statua processionale raffigurante San Remigio vescovo, all’interno della teca in legno e vetro; Duomo Santi Giovanni Battista e Remigio vescovo, Carignano.
Giuseppe Gallo, San Siro (statua processionale); inizio XX sec. ; chiesa parrocchiale S. Siro vescovo; Virle Piemonte

Il Suffragio dei Morti.

Nel corso del XVII secolo, i Protestanti attaccarono pesantemente la Chiesa Cattolica sulla questione delle Messe a Suffragio dei Morti. Secondo i Protestanti, solo Dio poteva decidere il destino delle Anime, e le Messe recitate a beneficio dei morti erano considerate un mero turpe mercato. Dal canto loro, i Cattolici ribattevano che la Messa e le preghiere per i defunti potevano aiutare l’anima a superare più velocemente il periodo di soggiorno in Purgatorio. Il rifiuto della devozione per le Anime del Purgatorio (Anime Purganti) fu tra i motivi che originarono la rottura di Martin Lutero con il Papato.

Ancor oggi la Chiesa Protestante rifiuta ai vivi il diritto d’intervenire a favore dei morti, la cui sorte dipende solamente da Dio. Al tramonto del Medioevo, l’uomo assicurava la propria salvezza capitalizzando preghiere ed opere attraverso le indulgenze: la salvezza era considerata un fatto privato. In seguito, l’intervento è essenzialmente esterno. Nonostante il divieto fatto ai fedeli dalle Chiese Protestanti di pregare per i propri morti, a partire dal ‘700 una sensibilità nuova non permetterà più di abbandonarli a un destino ignoto e temibile. Poiché si escludeva di rimettere in discussione le opinioni dei riformatori e di tornare alle superstizioni del papismo, si giunse ad aggirare l’ostacolo teologico e a fare come se non ci fosse né predestinazione, né giudizio, né dannazione: non c’era motivo di pregare poiché non sussisteva rischio. Ma può anche darsi che non si sia tratti a pensare che non ci fosse rischio perché non si poteva intervenireLa mancanza del Purgatorio e l’impossibilità d’intercedere in favore dei defunti hanno affrettato l’evoluzione psicologica che tendeva a ridurre l’irrevocabilità della morte e ravvicinare i vivi e i morti… E’, senza dubbio, una delle ragioni che spiegano perché i Paesi protestanti hanno fornito un terreno più favorevole dei cattolici allo sviluppo dello spiritismo e delle comunicazioni tra vivi e morti. Al contrario la Chiesa cattolica, poiché aveva da un pezzo organizzato uno scambio di beni spirituali fra la terra, il cielo e il purgatorio, è stata tentata di mantenere relazioni fra i due mondi nei limiti di questo scambio autorizzato e si è opposta ad ogni altra forma di comunicazione, salvo al culto del ricordo e della tomba…[1] Benché la credenza in un Purgatorio sia molto antica, la religione popolare l’accettò molto tardi. Solo a metà del Seicento la parola compare con frequenza nei testamenti, come un’anticamera del cielo, costituita da un fuoco catartico cioè purificatore. In quel periodo si diffonde l’idea che il Purgatorio sia un luogo in cui soggiornano i “casi dubbi”, che potrebbero ancora salvarsi: la preghiera è in grado di permettere l’accesso al cielo, e per questo il morto può chiedere al vivo – attraverso la preghiera – di abbreviare il tempo di permanenza nel Purgatorio. Dopo la Controriforma, il Purgatorio divenne una tappa normale e necessaria della migrazione dell’anima. Salvo casi di santità eccezionale, non si passa più direttamente dalla terra al cielo. Chi detta un testamento o chi fa l’elemosina, si ricorda anche delle Anime Purganti. Le chiese cattoliche si riempiono di quadri devozionali in cui sono raffigurate, in basso, le povere anime che bruciano nel fuoco purificatore, con gli occhi levati al paradiso, di dove verrà la liberazione; in alto, si apre il Cielo, con Cristo o la Vergine e Gesù Bambino da una parte, e uno o due santi intercessori dall’altra; un terzo gruppo di personaggi è rappresentato dagli Angeli che offrono qualche sollievo, con l’ombra delle grandi ali o addirittura con l’acqua che piove da un innaffiatoio.

Mario Lange.

Figlio di Natale Lange, commerciante, e Augusta Bertolotti, Mario Lange nacque a Torino il 23 maggio 1875, ultimo di quattro fratelli: Guglielmo (1866-1950) ragioniere e commerciante, Pietro (1870-1927) e Augusto (1868-1914) industriale. Dopo aver conseguito il diploma presso il Liceo Classico Cavour, nel 1893 si iscrisse alla Facoltà di Scienze Matematiche e Fisiche presso la Regia Università degli Studi di Torino, dove conseguì il diploma in Scienze fisiche e matematiche per l’Ingegneria il 10 novembre 1896, anno in cui chiese il passaggio alla Regia Scuola di Applicazione per gli Ingegneri . Qui frequentò tre anni del corso di Ingegneria civile, laureandosi il 20 dicembre 1899. Tra gli insegnamenti frequentati si ricordano presso l’università il corso di Disegno d’ornato e d’architettura con il prof. Carlo Ceppi (tra gli assistenti, Giovanni Chevalley) e al Politecnico il corso di Architettura con il prof. Giovanni Angelo Reycend. Nel 1907 sposò a Trento Disertori Nazarena dalla quale ebbe quattro figli: Augusta (Torino, 1908-1995) laureata in giurisprudenza e archivista, Laura, nata a Torino nel 1910 laureatasi nel 1933 e iscritta all’Ordine degli Ingegneri nel 1937 , Anna (1912) impiegata e Guglielmo, nato a Torino nel 1916, laureato nel 1940 e iscritto all’Ordine degli ingegneri nel 1946.
Nel maggio 1926, si iscrisse al Sindacato Fascista dei professionisti e degli artisti e nel giugno dello stesso anno all’Ordine degli Ingegneri della provincia di Torino. L’iscrizione all’Ordine risulta ancora attiva nel 1929, ma dopo questa data non si trovano altri documenti a lui relativi. Morì a Torino il 28 febbraio 1947. Col fratello Guglielmo si dedicò a una intensa attività fotografica: oggi le loro preziose gelatine all’argento sono confluite nell’archivio fotografico del Ministero della Cultura, consentendo di ammirare architetture oggi scomparse o alterate dopo i disastri del Secondo Conflitto Mondiale.


[1] Tratto da: Philippe Ariés, L’uomo e la morte dal Medioevo a oggi (Parigi 1977), p. 540 e segg.

Immagini inedite dalla Chiesa San Remigio di Carignano …

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